a tutto estraneo, se non a una dolorosa
coscienza vuota di me stesso,
come un freddo in una notte intensa,
davanti al libro aperto io vivo e muoio…
Nulla… E’ l’impazienza fredda e dolorosa
di leggere per non sognare, e aver perduto
il sogno! Così come un mulino
che, abbandonato, lavora ancora invano,
senza nesso e senza scopo, io macino
e rimacino l’illusione del pensiero…
E ora dopo ora nella mia anima sterile
più profondo si apre l’abisso fra il mio essere
e me, e in quell’abisso non vi è nulla…
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